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6 Comments

  1. 1

    giovanni

    Il problema è che sul traccoiato originale c’è posto per un solo binario per cui dimentichiamoci le merci e potrebbe essere ottimo per il percorso turistico recuperando le vecchie littorine a meno di un grosso ma veramente grosso investimento da parte delle FFSS perchè il traccaito non accetterebbe velocità moderne sia per le curve sia per le pendenze esistenti.
    Ricalca il problema irrisolto del completamento della superstrada Monteromano-Civitavecchia.
    Bisogna essere realisti a meno di miracoli difficili da ottenere.

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  2. 2

    Marco

    Ma una bella pista ciclabile, no!

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  3. 3

    Paolo

    Qualora ci fossero le premesse, investitori che finanzino l’opera, sviluppo merci del porto, poi qual’è l’economia della tuscia che sostiene gli ingenti costi relaizzativi? La tratta dovrebbe poi essere resa moderna con due binari. Allora gli stessi grideranno al NO perchè deturpa “zone incontaminate”. Il solito articolo per darsi “visibilità” pronti per le prossime elezioni a illudere gli elettori.

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    1. 3.1

      giovanni

      Hai perfettamente ragione”Qualora ci fossero le premesse” è solamente quel qualora che rende difficile fare qualcosa per lo sviluppo non solo di Civitavecchia ma che anche elimina molto inquinamento.
      Ci sono troppi interessi in gioco: se si apre questa via e il comnpletamento della superstrada termina il business degli autotrasportatori che magari fa comodo all’Umbria mentre premia il nostro porto.
      Sono due possibilità di sviluppo chevedranno i nostri nipoti!!!!

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  4. 4

    Phil M

    11/06/2021
    La linea FS Civitavecchia – Orte ha funzionato credo fino al 1970 poi a seguito di “diluvio” non è stata più riattivata, ciò in precedenza ho scritto su questo foglio elencandone alcuni particolari per i quali non voglio ripetermi. Per quanto possibile solidarietà all’Associazione ambientalista Fare verde ed altri (in passato s’era formato un Comitato) che intendono collegare con i binari ed ultimare la trasversale Tirreno Adriatico, programma atto ad incrementare il sistema trasporti logistico e intermodale della Regione. Ripeto che Orte quale centro intermodale fu creato di pari passo con quello vicino Verona, solo che con lo sviluppo dagli anni ’90 e dopo, il primo è quello attuale quasi sconosciuto ed il secondo credo che per capacità e volumi di traffico (Trieste – Genova con relativi porti nonché collegato con città della Germania ed Austria) sia fra i primi tre di Europa. Capisco le perplessità manifestate, ma i fondi PNRR sono stati programmati proprio per le strutture ed infrastrutture (binari compresi) atti a servizi logistici e intermodali da attuare per aumentarne l’efficienza e l’efficacia del territorio (é un pensiero alieno?). Inoltre la Regione Lazio, compreso il centro sperimentale della Casaccia (titolato ad hoc con sede nei pressi di Bracciano) che dovrebbe definire anche i locomotori ad idrogeno, potrebbe continuare le ricerche assieme ad altre Regioni del Nord (Bo-Mi-To) che hanno promesso per l’anno 2022 la sostituzione dei locomotori diesel con quelli ad idrogeno. Considerato che l’articolo della Carta Costituzionale riguardante i Trasporti è sotto l’egida della Regione, sarebbe il caso di non rassegnarsi e invocare l’ultima R del Pnrr, quella della “resilienza” ai vertici della Regione Lazio, per fare rientrare nei programmi futuri lo sviluppo economico e sostenibile ecologicamente del Lazio Nord. Esigenza che nell’ultimo ventennio è stata alquanto trascurata e senza alcuna propaganda politica.

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    1. 4.1

      giovanni

      Il problema è puramente politico: se Civitavecchia e il Lazio hanno dei vantaggi altre città e regioni ne avranno svantaggi e così comanda chi è più potente e dello sviluppo in genere non glene può fregar di meno.
      Stesso discorso vale per il porto .
      Questa in Italia è la politica! vita mea mors tua! e avanti così!

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